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ARTICOLO:

25 agosto 2007

Film: 12

12 giurati di varia estrazione sociale e con diversi percorsi di vita si riuniscono per decidere della sorte di un adolescente ceceno accusato di omicidio di primo grado per l’assassinio del patrigno, ex ufficiale di Spetsnaz coinvolto nelle operazioni in Cecenia. Le semplici parole di uno dei giurati: “Almeno parliamone un po’” destano l’ira di tutti gli altri. Nella loro ottica non c’è niente di cui parlare, quando sia gli inquirenti che il pubblico ministero hanno pronunciato la parola “colpevole”. Loro sono più intelligenti e competenti di noi. Allora cosa c’è da dire? Ma pare che qualcosa ci sia. Su di noi... Ogni personaggio cova risentimento e dolore per qualche ingiustizia accaduta nel corso della sua vita o della vita di un parente o di un amico. E noi scopriamo che nel nostro paese la legge non può esistere in un contesto del tutto impassibile. La legge lambisce l’anima delle persone scelte per prendere una decisione. E su questo c’è molto da dire! Il dolore, la sofferenza e la compassione dell’individuo si dibattono per passare in un’altra dimensione. Se almeno il ragazzo fosse stato russo! Ma è un ceceno. Una persona appartenente a un’etnia con cui la Russia è da secoli in caotico conflitto. Non solo gli elementi legali, ma ancor più la comprensione della psicologia di chi ha fornito le prove contro il ragazzo sono i fattori che inducono pian piano i giurati a cambiare il loro verdetto. Eppure, in fondo al tunnel, rimane un interrogativo irrisolto: che cos’è la libertà? Per il ragazzo, per i giurati, per chiunque viva in questo paese.



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